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Consiglio Regionale del Molise – Ufficio di Presidenza
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Il Consigliere Segretario
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Il valore dei finanziamenti disponibili per il recupero del ritardo di sviluppo, sta tutto, anche e soprattutto, nella capacità di spendere per ogni anno la maggior parte dei finanziamenti previsti; tale, da indurre una crescita economica del prodotto interno lordo che serva ad alimentare il volano delle attività produttive, commerciali, finanziarie, sociali e culturali: in una parola a determinare lo sviluppo della regione.
Quando si definiscono, in sede europea, gli anni che formano la struttura di un programma di finanziamenti per lo sviluppo, c’è una riflessione sulla qualità dello sviluppo da indurre a cui viene adeguata una quantità economica sufficiente per quello sviluppo.
I sei anni previsti per l’Agenda 2000 non erano un caso, facevano parte di un programma di intervento che doveva servire alle Regioni dell’Obiettivo 1 a recuperare importanti pezzi di un ritardo accumulato nei quindici anni passati.
In questi sei anni il PIL del Molise è aumentato di uno 0,5-0,6% l’anno, che risulta residuale rispetto alle necessità ed ai bisogni della Regione. Con amarezza, purtroppo, ed indignazione (sotto certi aspetti) possiamo ancora una volta affermare che i finanziamenti europei, pur erogati in quantità notevole nella nostra regione, sono serviti poco per organizzare lo sviluppo del nostro territorio facendolo allontanare dagli standards europei.
Guardando con attenzione ai bilanci della Regione Molise degli ultimi tre anni e prendendo a riferimento il bilancio preventivo per il 2007, ci rendiamo conto che la situazione economica e finanziaria della regione è preoccupante. La sanità ha accumulato un deficit che peserà sui molisani per i prossimi 30 anni , le aziende di trasporto regionale sono in perdita, le spese di gestione del personale e del funzionamento della macchina regionale sono enormi, mentre le spese per lo sviluppo sono collegate unicamente ai finanziamenti europei.
In questo quadro aver fallito l’obiettivo dell’efficiente utilizzo dei finanziamenti europei, a fronte di un bilancio disastrato dell’ente regione, si evidenzia un grave problema per la Regione Molise . Ai gravi ritardi accumulati nel corso degli anni, aggiungiamo gli ulteriori ritardi che si stanno producendo nell’attività regionale sapendo che i cittadini della regione Molise pagano le tasse regionali con l’aliquota massima applicabile, prevista dall’ordinamento dello stato.
Tutto questo incide nelle condizioni di crescita delle PMI, nel permanere di un grave livello di disoccupazione, nel verificare una mancanza di sicurezza sociale, un aumento generale del degrado ambientale ed una difficoltà complessiva dei cittadini della regione. Si continua a ripercorrere la vecchia strada ed i vecchi errori di una programmazione insufficiente ed una pianificazione inadeguata e senza alcuna valutazione della produttività della spesa pubblica.
Nella Regione Molise, appare evidente, una chiusura provinciale della classe dirigente per tutto quello che riguarda l’Europa, i suoi ordinamenti, le sue direttive, le sue potenzialità. L’Europa è vista come una fastidiosa necessità, una entità astratta, lontana, che chiede una montagna di carte e di documenti da dover compilare per ottenere finanziamenti e fondi. Fino a quando ci sarà questa cultura, fino a quando nella politica e nella società molisana ci sarà una cultura clientelare nella richiesta e nell’erogazione di finanziamenti, sarà difficile utilizzare a pieno e correttamente l’enorme massa di fondi che l’Unione Europea mette a disposizione per sorreggere lo sviluppo delle Regioni del Sud.
Anche la nuova programmazione appare molto deludente e povera di spunti economici importanti.
E’ evidente, infatti, che non abbiamo avuto quel miglioramento in termini economici, infrastrutturale e di sviluppo di cui la nostra regione necessita.
Inoltre la Giunta ha gestito la programmazione attraverso delibere che non hanno avuto alcuna ricaduta positiva sul territorio.
Sono tante le opere rimaste irrealizzate, per le quali si sarebbe potuto mettere in campo un percorso di recupero e di sviluppo economico e culturale, un tema utilizzato solo in campagna elettorale.
Con la nuova programmazione 2007-2013 l’Amministrazione Regionale avrebbe dovuto avere come obiettivo prioritario quello di puntare al raggiungimento della piena efficienza finanziaria, procedurale e realizzativa.
Al contrario il documento si presenta come una aggregazione di parti la cui stesura è disomogenea, la coerenza e la validità della strategia prevista attraverso il Programma Operativo dovrebbe consentirci di ottenere una descrizione complessiva dell’andamento di ciascun ambito di azione o macroarea di riferimento: economica, sociale ed ambientale. Ma in realtà ciò non si realizza.
Si è pianificato senza mirare al raggiungimento di risultati in termini quantitativi e da un punto di vista “qualitativo”, tralasciando l’evidente situazione che rileva come il modello di sviluppo della regione sia ancora basato su schemi tradizionali.
Il rendimento economico della regione risulta insoddisfacente. Non sono state individuate le criticità che impediscono al sistema imprenditoriale molisano di essere competitivo e vitale, a ciò vanno aggiunti la scarsa dotazione infrastrutturale del territorio e il basso grado di apertura verso l’esterno che, incidono in maniera determinante su un suo netto miglioramento, costituendo di fatto ancora un vincolo allo sviluppo potenziale della regione.
La competitività del “sistema Molise” appare ancora stagnante, ad aggravare ulteriormente la situazione vi sono nuovi elementi da monitorare attentamente: il trend di crescita della criminalità organizzata in regione e la bassa capacità di attrazione degli investimenti esteri ed esterni alla ns. regione che rivestono un’importanza ancora marginale nel sistema economico molisano.
La performance della dinamica occupazionale rimane negativa: anche se il numero degli occupati è aumentato del 2,5% sono aumentate le persone in cerca di occupazione, e nella nuova programmazione non vi sono elementi in grado di risollevare il mercato del lavoro. La disoccupazione femminile pur essendo scesa dal 18 al 14% rimane superiore alla media nazionale che si attesta al 8%.
Inoltre la composizione e le tendenze evolutive dell’offerta di lavoro nella regione hanno denotato alcune preoccupanti tendenze, ossia: la crescita della disoccupazione di lunga durata, la diffusione del fenomeno del sommerso e la scarsa presenza di laureati nell’insieme della forza lavoro.
In tema di tutela ambientale gli effetti ottenuti dalle “azioni” attuate dalla Regione, sono stati negativi ed non hanno permesso di raggiungere una maggiore efficienza nella gestione delle problematiche ambientali da parte di tutti gli attori socioeconomici.
Il principale punto debole è riscontrabile nella sostanziale carenza che ancora si rileva riguardo l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili.
L’area che denota un rendimento nettamente negativo è quella relativa alla sostenibilità ambientale del contesto molisano.
Le iniziative messe in atto per tutelare e valorizzare le risorse naturali regionali non sono in grado di aumentare l’appeal del Molise attraendo consistenti flussi turistici in un’ottica di sviluppo sostenibile della regione. Il nuovo ciclo dei fondi strutturali consente di mettere in rete il patrimonio culturale, ambientale e turistico, ma i –Programmi Operativi - Regionali non sembrano in grado di sfruttare al meglio questa possibilità per aumentare e migliorare l’offerta turistica regionale.
La “coerenza interna” dei PO in termini di definizione dell’impatto atteso delle Misure rispetto agli obiettivi globali fissati, non riesce ad apportare un contributo significativo al raggiungimento degli obiettivi globali dei Programmi, allo stesso modo l’allocazione delle risorse finanziarie all’interno degli stessi non è consequenziale con la rilevanza assegnata ai vari obiettivi, così come la rilevanza dei PO rispetto alle altre politiche regionali, nazionali o meglio ancora settoriali che sono attuate sull’intero territorio regionale, non consente di valutare l’impatto e la congruità della strategia dei programmi nella prospettiva del più articolato complesso della politica economica regionale.
I suoi obiettivi avrebbero dovuto essere il superamento della condizione di perifericità del sistema territoriale, l’accrescimento dell’occupabilità della popolazione attiva, il superamento delle condizioni di marginalità del sistema produttivo e l’attuazione di uno sviluppo sostenibile.
Alla luce di ciò, la strategia del POR risulta sostanzialmente inadeguata a sostenere i principali punti di forza del contesto socio-economico ed ambientale regionale e non sembra in grado di rispondere alle criticità evidenziate in precedenza .
Di conseguenza del tutto insoddisfacente è l’incidenza attesa delle Misure dei POR Molise sulle aree maggiormente critiche dal punto di vista economico.
La maggior parte degli interventi previsti non presenta una significativa capacità di contribuire al raggiungimento dell’obiettivo soprattutto nel medio termine.
Premettendo che quando si parla di Trasporti si affrontano questioni di interesse intersettoriale, quali l’ambiente, il lavoro, la salute, la qualità della vita e che quando si parla di diritto alla mobilità significa affrontare un pezzo di stato sociale e di reddito delle famiglie e dei cittadini, nella programmazione 2007-2013 approntata mancano gli obiettivi credibili e raggiungibili di riequilibrio modale del sistema dei trasporti regionale e con esso il miglioramento quantitativo e qualitativo del servizio di trasporto pubblico e dell’accessibilità nelle diverse aree regionali.
L’intervento politico dovrebbe essere teso a garantire il miglioramento delle condizioni di lavoro, orario e sicurezza sia degli utenti che di coloro che nel settore vi operano. Ma nulla di quanto appare necessario e improcrastinabile si evidenzia nella nuova programmazione comunitaria predisposta dalla Regione Molise. Una cosa è certa la Regione non può più nascondersi come ha sempre fatto dietro l’inefficienza eventuale delle FS o del Governo centrale. Ci spaventa la superficialità con cui vengono trattati argomenti come tagli di linee, ulteriore peggioramento dei servizi e delle condizioni del trasporto pubblico locale. Un programma che non pone priorità, non definisce obiettivi chiari non può far altro che reiterare una vecchia impostazione che ha contribuito a far pesare sull’intera regione i suoi costi e a rendere sempre più inefficaci gli attuali mezzi di trasporto pubblico.
Il programma operativo Regionale dei FESR avrebbe dovuto porsi come obiettivo generale quello di “promuovere l’innovazione del sistema produttivo e l’attrattività del territorio per meglio competere sui mercati globali.
All’interno di esso però non sembrano trovarsi le giuste risposte alle cause che hanno contribuito a diminuire la competitività del sistema economico Molisano.
La crescita della produttività inferiore alla media nazionale, il sistema infrastrutturale non adeguato, uno scarso sviluppo del settore dei servizi alle imprese, la sostanziale differenziazione tra aree interne ed aree costiere sembrano non trovare le giuste soluzione nell’ambito della programmazione comunitaria regionale 2007-2013.
Nella stesura del nuovo POR FESR il Governo Regionale avrebbe dovuto indicare tra le priorità su cui intervenire quelle che sono le principali criticità che attanagliano e bloccano lo sviluppo economico del Molise. Ci si sarebbe aspettati una maggiore attenzione verso temi rilevanti del Programma quali la Ricerca e lo Sviluppo,con la predisposizione di un valido modello interpretativo che consentisse la lettura del territorio fungendo da base per la costruzione della strategia complessiva del PO, così da evidenziare l’efficacia e la direzione degli interventi e accrescere la selettività delle priorità,integrando politica ordinaria e politica regionale di sviluppo.
La situazione della nostra Regione richiede la necessità di avviare la giusta polarizzazione sia di domanda che di offerta, di favorire il raccordo tra imprese ed Università, di evitare interventi di tipo generalista e di dotarsi dei giusti strumenti in grado di governare il sistema della ricerca e dello sviluppo regionale.
L’attenzione verso la Ricerca e lo Sviluppo poteva concretizzasi attraverso interventi in grado di valorizzare le eccellenze esistenti e creare poli di attrazione sul territorio, secondo una logica di selezione che andava effettuata ex-ante delle priorità chiare, alle quali allocare risorse sufficienti a creare massa critica, rivolgendosi maggiormente verso le eccellenze già presenti sul territorio molisano.
L’approccio doveva essere volto a favorire il rafforzamento del tessuto produttivo, ponendo in essere interventi di sistema orientati a dotare i centri di Ricerca e le grandi imprese di strumenti in grado di facilitare il governo della ricerca e dell’innovazione con la creazione e il coordinamento di reti e di attività finalizzate a supportare il sistema delle imprese regionali.
Il Piano dovrebbe porsi l’obiettivo prioritario di strategie di sviluppo socio economico, definendo i livelli di crescita territoriale e differenziando le destinazioni d’uso del territorio in una logica di regione e progettando un sistema di relazioni complesse, differenziandole laddove le stesse non dovessero coincidere con quelle prefigurate.
L’articolazione per obiettivi operativi e azioni è eccessiva, si impone una concentrazione tematica e geografica maggiore, si rischia di duplicare interventi simili senza una strategia precisa, mancano azioni finalizzate al miglioramento della capacità progettuale dei territori e si corre il rischio di non garantire un flusso di risorse a tutto il territorio.
Appare insoddisfacente la programmazione integrata, la quale avrebbe richiesto una forte attenzione su quelli che sono gli effetti permanenti sul territorio, e la cui mancata concretizzazione rischia di ritardare l’attuazione dello strumento e di non consentire la definizione dei ruoli tra i diversi soggetti interessati.
Altra questione importante per l’evoluzione del programma e il tema delle pari opportunità, essendo esso obiettivo trasversale a tutti gli interventi della politica di coesione. Ci si sarebbe aspettati azioni più incisive a favore delle attività riservate alle donne, in particolar modo favorendo con azioni concrete l’imprenditoria femminile, il potenziamento del telelavoro, l’inserimento di criteri e punteggi premiali a favore di quelle iniziative che promuovono e favoriscono le pari opportunità.
La programmazione si dovrebbe articolare tenendo presente tutti gli investimenti previsti a livelli regionale, garantendo la coerenza fra gli interventi infrastrutturali e le sovvenzioni agli investimenti aziendali che devono essere complementari, identificando i progetti strategici per territorio e individuando le fonti di finanziamento più congrue.
Il pacchetto giovani: i giovani svolgono un ruolo strategico nel rilancio dell’economia regionali, la programmazione 2007-2013 non riconosce pienamente la loro centralità strategica per la competitività e sostenibilità dei vari settori di sviluppo economico.
A loro andrebbe riconosciuta in pieno la capacità di contribuire allo sviluppo di questa regione, ma senza limitarsi al premio di insediamento e al riconoscimento di priorità nelle varie misure, al contrario ponendo in essere bandi plurimisura che contengano più azioni e li accompagnino nel loro percorso imprenditoriale ed occupazionale.
Altro elemento critico e rappresentato dal ritardo con cui questa Regione procede all’approvazione delle riforme e che finisce per incidere negativamente anche sulla nuova programmazione. Dubbi si prospettano anche sulla previsione di tre Agenzie, tenuto conto che la programmazione è unica.
Il Turismo: il settennio che va ad iniziare costituisce l’ultima grande occasione di rilancio e sviluppo del sistema turistico molisano. Ma al momento sembrano essere ancora diversi gli ostacoli che impediscono al turismo molisano di essere pronto per cogliere in pieno le occasioni sia economiche che programmatiche che verranno fornite dai fondi strutturali.
La presenza di leggi vecchie, superate e alcune inutili che regolano il settore del turismo regionale non consentono di sfruttare appieno quelle che sono le potenzialità economiche e valorizzare le notevoli risorse turistiche di cui il Molise dispone.
Anche le prospettive di sviluppo per l’agroalimentare e per le aree rurali risultano non sufficientemente coerenti con le potenzialità dei territori rurali regionali, finendo per limitare gli orizzonti innovativi connessi alla valorizzazione del ruolo multifunzionale e sociale dell’agricoltura e creando discrasie nelle visioni strategiche poste a base degli interventi cofinziati dai fondi comunitari che possono costituire fattori limitanti delle opzioni di sviluppo, richieste invece dai territori rurali regionali. E’ necessario investire anche sulle condizioni di attrattività dei territori garantendo opportunità di accesso ai servizi e alle infrastrutture sia in favore del mondo produttivo sia in favore delle popolazioni rurali.
In virtù di tutte queste considerazioni, occorre che nei confronti della nuova programmazione vi sia un approccio globale ed integrato articolato sul piano territoriale e non solo settoriale assicurando la necessaria complementarietà tra tutti gli strumenti d’intervento.
Campobasso, 10 Luglio 2007
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