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IL SS. ROSARIO DOVRÀ CONTINUARE AD ESSERE PUNTO DI RIFERIMENTO PER IL MOLISE E PER LE ALTRE REGIONI
Sabato 27 Settembre 2008 02:00

Una sanità che non tiene conto delle peculiarità del territorio, quindi dei bisogni sia dei cittadini che vi dimorano sia di quelli che gravitano attorno ad esso, non può essere considerata strumento strategico ne per il consolidamento ne tanto meno per il miglioramento della qualità della vita stessa dei cittadini.

 

 

Tuttavia, in un’ottica di necessaria ottimizzazione dei servizi legati alla sanità, bisogna essere consapevoli della necessità di ridisegnare la mappa regionale dei servizi sanitari in funzione di esigenze che devono andare ben oltre i campanilismi, partendo dal concetto basilare che non è più possibile avere tutto ovunque. Pertanto, si dovrà costruire un modello sanitario macroterritoriale nel quale ogni struttura, sia pubblica che privata, abbia spazio e valenza adeguata, senza che però questo pregiudichi la sopravvivenza delle altre strutture e determini un impoverimento ancor più marcato del tessuto sociale dei territori più esposti. Partendo da tale presupposto, sono più che convinto che i discorsi ed i programmi che nello specifico hanno riguardato il SS. Rosario restano concretamente in piedi, soprattutto perché l’ospedale di Venafro rappresenta una risorsa per la sanità molisana. E le risorse vanno sostenute, non affossate! Detto ciò, pur essendo fortemente convinto della necessità di eliminare tutto ciò che appesantisce i costi della sanità regionale, sono certo che il nosocomio venafrano rimarrà uno dei punti fermi dell’offerta sanitaria del Molise, anche perché ho avuto precise rassicurazioni in tal senso direttamente dal presidente della Regione, tra i più forti sostenitori della struttura ospedaliera della città di Venafro. Il Presidente Iorio, ne sono sicuro e con me lo sono quanti credono che in politica la lealtà vale ben più di un contratto scritto, rispetterà quegli impegni che sono stati presi tempo addietro con la cittadinanza di Venafro. Al Presidente, infine, rivolgo un preciso appello: non si faccia pagare oltremodo al “pubblico” l’aggravio dei costi di un comparto nel quale il “privato” non può e non deve essere ne fattore prevalente ne tanto meno soggetto prevaricante. Si segua invece l’esempio del vicino Abruzzo dove il “pubblico” è tornato ad essere punto centrale dell’offerta sanitaria regionale.


Campobasso, 27 settembre 2008

Massimiliano Scarabeo, Consigliere regionale