| TORNI AD ESSERE IL CONSIGLIO REGIONALE IL CENTRO DELLA PROGRAMMAZIONE, A COMINCIARE DALLA SANITA' |
| Mercoledì 11 Aprile 2007 02:00 |
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Il Consiglio regionale torni ad essere elemento centrale nelle fasi della programmazione, a cominciare dal contesto della sanità che tra le altre cose si trova ad affrontare la difficile questione concernente la rimodulazione dei posti letto nelle strutture sia pubbliche che private del Molise.
Infatti, non si può più pensare di esautorare l’organo consiliare da tutto ciò che riguarda sia l’individuazione degli indirizzi che degli atti di programmazione sanitaria della nostra regione, soprattutto perché tali scelte peseranno non poco sul futuro, quindi sulla crescita socioeconomica del Molise. Proseguire sulla strada delle decisioni unilaterali, come è stato fatto finora dal Governo regionale, non è più permissibile ne tanto meno ammissibile. E ciò lo evidenzia il fatto che anche esponenti di spicco del centrodestra stanno prendendo le distanze da questo modo di intendere la politica. La recente presa di posizione del collega Chieffo, che nella scorsa legislatura ha rivestito l’incarico di assessore alla Sanità, la dice lunga su quanto questo problema stia decisamente imperversando all’interno del panorama politico regionale, nel quale non fa certo eccezione la Casa delle Libertà dove serpeggiamo malumori abbastanza evidenti. Ci si è finalmente accorti che il taglio dei posti letto, la rimodulazione delle Unità Operative Complesse o Semplici, la spesa farmaceutica, il problema dei reparti doppione, le dirigenze cresciute in maniera esponenziale, i primariati distribuiti a manca e dritta rappresentano un problema da cui non si può più fuggire, a meno che non si voglia definitivamente affossare questa regione. Pertanto, accolgo con estremo favore le sollecitazioni che giungono al Governo regionale dai colleghi del centrodestra, auspicando tuttavia che non si tratti solo di “flatus vocis” bensì di atti concreti destinati a sollevare ciò che a mio giudizio è il vero problema, ossia la marginalità finora assunta dal Consiglio regionale nelle scelte che contano.
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