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PICCOLE CORREZIONI PER UN GRANDE DEBITO DELLA SANITA'
Venerdì 16 Marzo 2007 02:00
I trenta milioni di euro che la Giunta Regionale ha deciso di vincolare al ripiano del deficit sanitario del Molise sono ben poca cosa se si considera quanto sia imponente il disavanzo economico che nel solo 2006 viaggia verso cifre esorbitanti, difficilmente appianabili se non con un sostanzioso intervento finanziario da parte dello Stato. Quindi l’aumento delle tasse regionali, che alla fine dello scorso anno ha gravato sulle tasche di tutti i molisani, servirà solamente a dare un po’ di respiro alla malandata situazione delle casse regionali, inguaiate da anni di allegra gestione amministrativa, da una spesa che è stata costantemente fuori controllo e da costi cresciuti in maniera spropositata. Ora si vuol mettere mano al costo del personale che opera nella sanità, alla spesa farmaceutica che continua sistematicamente a crescere, al riassetto dei reparti di degenza che fino ad ora erano stati creati per dare “visibilità” ad amici e parenti degli amici. Solo adesso si vuol mettere le mani in contesti che i medici definirebbero incancreniti o patologici. Noi consiglieri regionali di opposizione abbiamo dovuto assistere ad operazioni unilaterali, adottate da una maggioranza che, certamente granitica per i numeri che esprime, non si è ancora resa conto, o ha fatto solo finta di non saperlo, di quanto la situazione sia grave. A dicembre abbiamo dovuto subire l’aumento delle accise regionali al fine di porre rimedio allo splafonamento dei conti. Ora dobbiamo prendere atto che le strutture sanitarie della nostra regione hanno un numero di posti letto superiore a quello della media nazionale, per cui entro il 2009 dovranno essere tagliati ben 361 posti sia nel pubblico che nel privato, il 40% dei quali verranno “razionalizzati” nei prossimi due mesi. Peccato però che in tutto questo sia il pubblico a dover pagare il prezzo più alto, troppo alto per essere supinamente accettato da chi continua a credere nelle potenzialità della sanità pubblica, pur dando la giusta importanza a quella privata che deve però integrarsi con le esperienze, le potenzialità ed i servizi erogati dal pubblico. L’opposizione in Consiglio regionale farà certamente la sua parte per impedire l’impoverimento di quella sanità che, dietro la parola pubblica, ha quindi significato una crescita sociale equa, di qualità e destinata a tutti.