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Fino al 2009 FinMolise era una società finanziaria a partecipazione pubblica che aiutava le imprese molisane con i vari strumenti del credito col suo 75 per cento delle quote della regione Molise, e le restanti divise tra la Banca Unicredit e Morelli Investements. Alla Finmolise Spa facevano riferimento anche i cosiddetti Confidi, per aiutare i loro consorziati che avevano bisogno di un credito del quale non potevano offrire garanzie al sistema bancario tradizionale.
Oggi per la stessa finanziaria regionale, le parole come misure straordinarie anti-crisi, accesso al credito, società "in house" rappresentano un'operazione finanziaria che nasconde, a mio avviso, aspetti politici interessanti, specialmente adesso che la giustizia amministrativa l'ha bollata come una sorta di società illegittima.
Anche se il Tar Molise si è pronunciato più sul difetto di procedura seguita dalla Giunta regionale per la riorganizzazione della stessa Finmolise Spa da società mista (come detto) a società "in house", ravvisando la necessità di un atto deliberativo adottato non già dalla Giunta stessa, bensì dal Consiglio Regionale, chiedendo di intervenire per sanare il vizio procedurale.
Insomma, una bocciatura delle procedure che seppure rispettano quanto stabilito dalle Leggi vigenti, il riferimento alla Legge Bersani per esempio, denotano il comportamento arrogante della Giunta e fa pensare che alcune dichiarazioni susseguitesi alla stessa sentenza del tribunale amministrativo, trovano giusta collocazione, quando si parla di imprese assoggettate alla politica. Situazione che ho personalmente pronosticato allorquando ho stigmatizzato il comportamento della Giunta nei confronti del Consiglio regionale, esautorandolo da alcune decisioni importanti e per la mancanza di confronto istituzionale su alcune scelte indispensabili per l'intero sistema economico molisano.
Tornando alla questione, se il decreto Bersani, che per razionalizzare i costi della spesa pubblica e evitare distorsioni sul mercato stabilisce che gli enti pubblici devono dismettere le partecipazioni in società di investimento miste perché, tra gli altri comporta anche un rischio finanziario per l'Ente che in più si pone in una situazione di superiorità rispetto al privato non garantendo la concorrenza leale, la Regione fa un altro tipo di operazione che il Tar ha dichiarato illegittima: prova ad aggirare l'ostacolo. Stacca da FinMolise Spa un ramo d'azienda, la chiama FinMolise srl investimenti e servizi e la mette a concedere garanzie per il credito alle aziende, la restante parte che continua a chiamarsi FinMolise Spa, viene trasformata, appunto, in una società "in house". Questa società "in casa mia" stando alla traduzione letterale dall'inglese, è tutta della Regione Molise: pubblica al 100 per cento ed è quella che continua a gestire i fondi di aiuto alle imprese tramite la neonata FinMolise srl investimenti e servizi.
E' fin troppo evidente l'intento della Giunta di cambiare tutto per non cambiare niente, facendo restare il controllo della finanziaria sotto l'ala politica, in barba a quanto è stabilito dalla Legge, visto che FinMolise Spa è della Regione. La quale Regione, avrebbe dovuto cedere le sue quote, ma se lo avesse fatto, avrebbe provocato un taglio netto tra la politica ed il sistema delle imprese, e la qual cosa, evidentemente non rientrava nei desideri di qualcuno per ovvi motivi che è scorretto perfino accennare. In realtà, aggirando l'ostacolo, il risultato è stato raggiunto e, fatto salvo l'inghippo del ricorso al Tar e successiva sentenza che rimanda la decisione al Consiglio, l'operazione tecnicamente è riuscita se l'assise regionale la voterà e risulterà anche giuridicamente inattaccabile.
E' proprio su queste azioni scorrette da parte della Giunta regionale che voglio porre l'attenzione invitando la parte politica più attenta alla risoluzione dei reali problemi delle imprese e dei cittadini, a porvi rimedio, non facendo passare operazioni simili che costringono le imprese ad andare ad elemosinare aiuti pubblici col cappello in mano...
Uno stratagemma formale, un'operazione politica scorretta, questa, ancor di più perché ideata e realizzata senza neppure guardare al difficile contesto socio-economico e senza tener conto delle effettive necessità delle imprese, ma semplicemente per offrire a qualcuno la possibilità di alimentare la solita rete delle clientele e delle amicizie ristrette.
Tralascio il passaggio che tocca l'argomento costi dell'operazione, considerato che sono stati spesi ben sette milioni di euro per liquidare le quote private di UniCredit e Morelli, che detenevano il 25 per cento della partecipazione in Finmolise. Per non parlare poi di quelli relativi alle consulenze necessarie a portare a termine la manovra per costituire la società "in house". Del resto sono proprio i dati relativi agli aiuti che parlano per tutti, pochissime aziende sono state prese in considerazione: chi non ha un contatto diretto con una certa parte politica non saprà mai come fare per ottenere aiuti.
Inoltre, se la finalità del Decreto Bersani è quella di ridurre le spese, mi pare che abbiamo ottenuto l'esatto contrario: due finanziarie, due carrozzoni mangiasoldi diretti dalla stessa persona, e di rimando pochi aiuti alle imprese e con i 50 milioni di fondi anticrisi tanto pubblicizzati che restano ad attendere di essere erogati. Il tutto mentre l'economia regionale è al collasso!
La creazione di questo tipo di società "in house" scombussola le regole del libero mercato, perché, è vero che si possono fare, ma senza entrare in concorrenza con il privato e questo la Giunta ben lo sapeva.
La sentenza del Tar rimette dunque in discussione la questione, ora, chiedere al Consiglio regionale di avallare tale operazione, rappresenta una distorta interpretazione dell'idea di libero mercato e del vero aiuto che, invece la Regione e chi la governa, dovrebbe dare ai cittadini e alle imprese. Ma rappresenta un ulteriore affronto politico all'intero Consiglio regionale che nella sostanza si vede costretto a discutere un argomento che di fatto non è altro che la solita "trovata" che ognuno a parole vuole combattere e che invece nessuno ha il coraggio di contestare, nonostante sia palese per tutti che che gli aiuti regionali devono avere nel loro DNA sani principi costituzionali e, ai fini della loro erogazione, la trasparenza e la parità di trattamento tra i beneficiari.
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